S’infiamma pericolosamente la crisi ucraina

Da l’Osservatore Romano del 19 febbraio 2022

KIEV. Si fa pericolosamente incandescente il clima in Ucraina. Nel Donbass si sono infatti moltiplicate nelle ultime ore le violazioni della tregua, come confermato anche dall’Osce. E anche stamane si registrano violazioni del cessate il fuoco, con scambi di colpi di artiglieria e conseguenti pesanti scambi di accuse tra i separatisti filorussi e le forze di Kiev.

Proprio i leader separatisti di Donestk e Lugansk, autoproclamatesi repubbliche nel 2014, chiamano oggi alla mobilitazione generale. «Mi rivolgo ai miei concittadini che sono nella riserva perché si presentino ai rispettivi distretti militari», ha detto Denis Pushilin, leader di Donestk, motivando la mobilitazione con l’intenzione di Kiev di lanciare un’offensiva nella regione; intenzione smentita «categoricamente» dal ministero degli Esteri ucraino.

Anche il leader di Lugansk, Leonid Pasechnik, mobilita i cittadini, mentre il ministro per le emergenze della medesima regione, Yevgeny Katsavalov, riferisce che «circa 25.000 persone hanno passato il confine con i loro mezzi, mentre è in fase di organizzazione un convoglio per il trasferimento di altre 10.000 persone». L’evacuazione temporanea della popolazione da questi territori è iniziata ieri ed è diretta verso la regione russa di Rostov, dove è stato introdotto lo stato di emergenza.

Si sta in sostanza utilizzando sul campo una sorta di diplomazia della tensione, fatta di provocazioni, che procede di pari passo con quella ufficiale delle cancellerie, che da settimane cerca, per ora senza risultati, di giungere a una de-escalation.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyj, oggi va a Monaco, in Germania, per partecipare alla Conferenza annuale sulla sicurezza. Una visita-lampo di un solo giorno, dopo le voci allarmate che parlavano di un suo allontanamento dal Paese con la famiglia, in concomitanza con le recrudescenze nel Donbass.

Dal suo canto, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si dice convinto che il suo omologo russo, Vladimir Putin, «abbia deciso di attaccare» l’Ucraina «nelle prossime settimane, nei prossimi giorni». E infatti, secondo il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, l’esercito russo sta inviando sempre «più soldati» al confine con l’Ucraina, «avvicinandosi alla frontiera, posizionando le truppe e aumentando le loro capacità logistiche». Ma una simile decisione, avverte il capo della Casa Bianca, avrà «costi altissimi» per Mosca». «Ho parlato con gli alleati transatlantici — continua il capo della Casa Bianca —. Siamo d’accordo nel sostenere l’Ucraina e nel continuare gli sforzi diplomatici, e siamo pronti a imporre costi enormi alla Russia se dovesse scegliere di portare avanti il conflitto».

Biden e gli alleati Nato hanno preso parte ad una videoconferenza al cui termine è stato diffuso un comunicato: tutti i partecipanti al colloquio si sono detti «concordi sul fatto che il pericolo di un attacco russo all’Ucraina sia molto reale». Mosca, che ha sempre negato di voler invadere l’Ucraina, si sottolinea, deve dare «l’urgente e necessario segnale di una de-escalation e di cogliere costruttivamente le offerte negoziali ripetutamente offerte dagli Stati Uniti e dagli alleati».

Nel frattempo, oggi nella capitale russa sono previste esercitazioni militari: si tratta di manovre programmate da tempo, spiega il Cremlino, e che includono il lancio di missili balistici. Vi presenzierà anche Putin che domani — fa sapere sempre Cremlino — avrà un colloquio telefonico con il presidente francese, Emmanuel Macron. La settimana prossima, invece, il leader russo incontrerà a Mosca il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Mario Draghi. Si tratta di un incontro richiesto dal Cremlino, precisa lo Draghi, annunciando che il suo obiettivo è quello di «portare Putin e Zelensky allo stesso tavolo» .

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