don Beppe (Giuseppe) Diana

Oggi Festa di San Giuseppe, vorrei farvi conoscere una figura di sacerdote molto bella ed importante per tutti. Don Beppe (Giuseppe) Diana uno che non voleva essere un eroe e neanche un personaggio importante. 

 

Il ricordo di Don Peppe Diana, martire per la giustizia e la legalità

Ricorre oggi il 27° anniversario dell’uccisione del sacerdote di Casal di Principe, assassinato dalla camorra per le sue denunce e il suo impegno antimafia

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

 

Dal 19 marzo del 1994 sono trascorsi 27 anni, tutti anni di resistenza, di ricerca di libertà dalla criminalità. Sono stati anni di cammino, di semina, per liberare la terra campana, seguendo le parole di Don Peppe (Giuseppe) Diana: “Bisogna risalire sui tetti per riannunciare parole di vita”. Il sacerdote ucciso dai camorristi mentre si preparava per la Messa, parla ancora ad alta voce alla parte sana di Casal di Principe, ad una società che continua a sentirsi spinta dal coraggio di questo prete che, per il suo impegno civile, la sua denuncia e le sue critiche nei confronti della camorra, a 36 anni e nel giorno del suo onomastico, viene messo a tacere da cinque colpi che lo uccidono all’istante, mentre si trova nella sacrestia della chiesa di san Nicola di Bari, a Casal di Principe. Un omicidio che scuote l’Italia e che fa pronunciare forti parole di dolore da Giovanni Paolo II all’Angelus del 20 marzo del 1994, quando esprime la speranza che il “sacrificio” di don Diana possa produrre conversione, concordia, solidarietà e pace. Un amore, quello della Chiesa per questo prete di periferia, che viene sugellato dal bacio sulla stola di don Diana da parte di Papa Francesco, il 21 marzo 2014, quando nel corso della Veglia per ricordare le vittime delle mafie, nella chiesa di San Gregorio VII, a Roma, don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, fa indossare al Papa il paramento che don Peppe aveva poco prima di essere ucciso.

Un martirio dal quale è nato un popolo

A comandare, ieri come oggi, erano i casalesi, il clan che controllava tutto, traffici illegali e non. Dopo il sacrificio del sacerdote, col passare degli anni, al male della camorra ha iniziato ad opporsi un profondo senso di comunità e oggi, quelle terre, ancorché attraversate dal messaggio mafioso, non vengono più identificate solo come terre di camorra, ma come le terre di Don Peppe Diana. “Il 19 marzo è morto un prete, ma è nato un popolo”, disse monsignor Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, celebrandone i funerali, parte di quel popolo si è ritrovata nel “Comitato don Peppe Diana”, associazione nata il 25 aprile del 2006 per non dimenticare il martirio del prete. “Dal Comitato don Peppe Diana al Terzo settore, da Libera ad Azione Cattolica – spiega  Salvatore Cuoci, coordinatore del Comitato – tutti  quelli che si impegnano in questo percorso, stanno trasformando le terre di camorra in terre di don Peppe Diana, sono terre di bellezza, di solidarietà e comunione, sono terre di sogno, che hanno sì visto versare il sangue degli innocenti, ma da quelle morti  è nata e sta per nascere la vita, sono nati degli alberi e noi i frutti li stiamo raccogliendo anche in questo periodo”.

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