S.Apollinare e la prepositura

ImmagineAcquarello di Albrecht Dürer

Nel frattempo gli edifici monastici – vuoi per l’inarrestabile estinguersi della Comunità, vuoi per le lotte delle quali si è detto – andarono progressivamente in rovina, fatta eccezione per l’abitazione abbaziale (attuale casa parrocchiale), che per un certo tempo funse da dimora ai Prepositi. Ce ne da conferma un acquarello realizzato da Albrecht Dürer durante il suo viaggio in Italia del 1494: vi si notano un muro di cinta con un’ampia porta a Sud-Est, dietro ad esso (in colore più scuro) i resti di un altro muraglione che si prolunga a Sud oltre il precedente (ha forse a che vedere con la cinta di difesa convenzionalmente attribuita all’epoca di Teodorico?), il campanile della Chiesa non ancora così slanciato come l’attuale, il monastero chiuso a sud da un’ala imponente e coronata da merlature di stile ghibellino (che era poi la residenza dell’abate), dalla quale si scendeva a Nord nel cortile per una scala esterna protetta da una tettoia (l’odierna scala della canonica). Nel quadro del Dürer si nota come tra la chiesa e la residenza dell’abate ci fosse un cortile (il chiostro col portico) e sul lato settentrionale una costruzione ormai in rovina nella quale si può riconoscere probabilmente l’antico refettorio e dormitorio dei monaci.


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A partire dal 1468, come già s’è fatto notare, il papa aveva attribuito ai Conti del Tirolo il diritto di nominare i Prepositi di S.Apollinare (con la condizione che la nomina fosse notificata in anticipo alla Santa Sede).

Tra questi, nei primi decenni del 1500, si incontra Wolfgang von Zulnhart, di famiglia sveva, che assunse il ruolo di Preposito dal 1510 al 1519. A lui si attribuisce l’esecuzione di un nuovo altare della chiesa, del quale si è conservata soltanto la pala dipinta dalle due parti.

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Fra i successori dello Zulnhart, che elessero a loro residenza l’antica dimora abbaziale, si ricorda Giovanni Cavalieri
che lasciò alla chiesa la vasca battesimale (che porta il suo stemma nobiliare) e fu sepolto nella chiesa stessa davanti all’altare.Un altro Preposito degno di essere ricordato fu Mattia Della Torre di Valsassina. Restaurò l’antica dimora abbaziale
ornando, con il suo stemma, il portale che ora immette nell’Oratorio.Nel corso del 1600 la sede della Prepositura abbandonò sant’Apolinare per  trasferirsi nell’ex convento di S.Margherita, dando alla strada stessa il nome di Via della Prepositura.


L’intervento del 1760

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Uno dei nomi più noti nell’epoca della Prepositura è quello di Bartolomeo Antonio Passi. Originario di Pressano, di famiglia nobile, percorse quello che nel 18° secolo era l’invidiabile tragitto della carriera ecclesiastica: si laureò in giurisprudenza a Bologna, divenne prete, entrò nelle grazie dell’imperatore Carlo VI° tanto da rappresentare i suoi interessi presso la Santa Sede. Fu poi Decano del capitolo della cattedrale di Trento, vescovo ausiliare (titolare di Pella, antica città dell’attuale Giordania) e Preposito di S.Apollinare. A un tale cumulo di cariche corrispondeva unicamente l’ambizione della persona (se si deve credere agli sperticati elogi riportati in lingua latina sulla lapide in sua memoria, collocata sopra il sarcofago degli Abati adiacente all’ingresso di S.Apollinare).

E’ vero che uno dei problemi ricorrenti per l’edificio sacro era quello delle acque del fiume vicino, che non di rado tracimavano in inondazioni, e se non erano le inondazioni, era comunque l’umidità filtrante a danneggiare l’intera struttura. Fatto è che il Preposito Passi decise un ampio lavoro di restauro, finalizzato – si pensava – a porre rimedio a quel problema: il pavimento della chiesa fu rialzato oltre un metro e mezzo. Di conseguenza fu distrutto l’antico portale, sostituito da un altro realizzato secondo i gusti dell’epoca; furono murate le finestre originali (basse) e sostituite dalle nuove a maggiore altezza (le attuali, per intenderci); fu costruita una nuova sacrestia sul lato Sud-Est (nello stesso luogo ove ora sorge l’attuale, realizzata dopo i recenti interventi di restauro).

All’interno si collocarono tre altari marmorei: il maggiore era quasi addossato alla parete absidale (e sovrastato, come s’è già detto, dalla pala di S.Apollinare, della quale ovviamente non era più visibile il Cristo della Passione, dipinto sul retro), i due laterali, di gusto tipicamente barocco, furono collocati negli angoli della prima campata adiacenti all’arco: l’uno, a destra, dedicato a san Giovanni Nepomuceno (invocato a protezione contro le inondazioni), l’altro, a sinistra, a onore della “Madonna di Piedicastello”, il cui affresco quattrocentesco, che fino ad allora sovrastava  l’arca degli Abati all’esterno della chiesa, fu segato dal muro e collocato all’interno.

Il Preposito-Vescovo Passi riconsacrò alla fine la chiesa il 21 luglio 1760 e pose a ricordo dell’avvenimento una lapide, all’interno (e tutt’ora esistente) con un’iscrizione in latino che, tradotta, suona in questi termini: Nell’anno 1760, il 21 luglio, l’illustrissimo e  reverendissimo Vescovo titolare di Pella consacrò la chiesa e gli altari, e fissò l’anniversario della Dedicazione alla prima domenica di Novembre (d’ogni anno).

Superfluo aggiungere che buona parte di questi interventi, a distanza di tempo, risultarono di dubbio gusto e si sentì abbastanza presto l’esigenza di rimediarvi, per quanto possibile. Ma trascorsero quasi 100 anni prima che si passasse ai fatti. Nel 1859 si pose mano a un ulteriore intervento di restauro, che prevedeva la sostituzione del portale, la realizzazione di una nuova sacrestia, e – nelle intenzioni del Preposito Zambelli – anche l’abbassamento del pavimento interno al suo livello originario (proposta, peraltro, sulla quale allora si decise di soprassedere). Il nuovo portale era già stato approntato quando, nel demolire quello prese esistente, ci si accorse dell’esistenza degli stipiti ancora intatti dell’antico portale romanico. Si decise pertanto di disseppellirlo e rimontarlo al posto del precedente, completandolo dei pezzi mancanti (purtroppo nel corso dei lavori i pezzi antichi furono rimartellati, per cui si stenta a distinguerli da quelli moderni). In questa occasione, forse con l’intenzione di completare con un tocco ulteriore l’aspetto romanico del portale, venne creato ex novo il rosone sovrastante.

Quanto alla nuova sacrestia, fu costruita in forma di abside poligonale romanica sul lato Nord-Est della chiesa; comunicava con l’interno della stessa attraverso due porte aperte nella parete absidale, da una parte e dall’altra dell’altare maggiore.

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