S. Apollinare ai giorni nostri

Va dato atto all’Assessorato alla cultura, rapporti europei e cooperazione della Provincia Autonoma di Trento di aver preso a cuore quell’intervento di approfondita ricerca e di restauro completo che la precedente Sovrintendenza da parte dello Stato aveva fatto a lungo attendere, ma mai reso possibile.

Iniziato nel 2006 e protratto fino al 2011, l’intervento ha consentito un’indagine archeologica minuziosa sia all’interno come all’esterno dell’edificio. Dai dati emersi (e in gran parte ancora in fase di valutazione e di studio) sono stati desunte quelle informazioni sulle probabili origini di S.Apollinare alle quali si è fatto cenno nella parte iniziale di questa carellata storica. La stessa indagine ha consentito, tra il resto, la rimessa in luce del livello tardo medievale del pavimento, invogliando in tal modo a rivedere l’intero progetto di restauro per ridare alla chiesa il suo originale spazio interno.

Questo l’attuale assetto interno:

  • una prima porta laterale a destra immette nel locale adibito alle Confessioni; una seconda, recentemente riaperta, era la probabile porta dei monaci che metteva in comunicazione il chiostro con la chiesa.
  • nella prima campata della chiesa, i due altari barocchi posti in precedenza agli angoli in prossimità dell’arco centrale (per la loro storia si veda: il restauro), sono stati posizionati nell’attigua casetta esterna (ove troveranno posto anche altri manufatti degni di conservazione), per consentire in tal modo la visione degli affreschi trecenteschi recentemente scoperti.
  • Nella parete di fondo sono state riaperte le precedenti monofore, occultate dal discutibile intervento del 1760 (le cui pregevoli cornici in pietra rossa sono visibili dal coro, ricavato nell’abside poligonale della precedente sacrestia).
  • Il  precedente altare maggiore, con il suo tabernacolo dalle forme barocche (in cui si conserva l’Eucaristia) ha trovato degna collocazione nello spazio absidale, come pure le due statue di S.Apollinare e di S.Benedetto (opera settecentesca di Alessandro Callegari, in precedenza sulla parete absidale).
  • L’antico altare di pietre squadrate, provvisto di cella per le reliquie così come molti altari altomedievali (e sepolto tra i detriti a partire dall’intervento settecentesco) è tornato ad essere l’altare delle celebrazioni liturgiche della parrocchia: un asse ideale lo sintonizza con il centro della cupola sovrastante, ove è raffigurato in bassorilievo l’Agnello immolato e vivente della Liturgia celeste (cfr. Apocalisse 5,6-14), a riprova della bimillenaria concezione cattolica secondo cui la Messa che si celebra sull’altare è partecipazione e attuazione visibile di ciò che avviene nel Cielo. Ricoperto da una semplice e moderna lastra di pietra, è stato solennemente dedicato dall’Abate Primate dei Benedettini, Dom Notker Wolf, il 14 Giugno 2014.
  • Alla sinistra, il fonte battesimale attuale con vasca del 16° secolo e, visibili attraverso la lastra di vetro sul pavimento, i resti dell’antico (probabile) fonte battesimale ariano.
  • Nella nicchia già preesistente sulla parete di fondo (a destra guardando l’altare) è collocato l’antico affresco della Madonna: la “madona de pedecastel”.
  • Sulla parete di destra è stata riaperta la porta che immette nella sacrestia attuale, costruita sulla stessa area di quella settecentesca (poi demolita).
  • Il grande Crocefisso ligneo posto sulla parete di fondo tra le due monofore è pregevole opera del 18° secolo, qui trasferita dal Doss Trento.
  • Sulle due pareti laterali sono collocate le due pale: il Cristo della Passione (a sinistra) e S.Apollinare (probabili opere dell’Altdorfer delle quali s’è detto in precedenza e che, all’origine, formavano un’unica tavola).