La famiglia rifugio e fondamento

Esperienze tragicomiche di una famiglia (a)normale in tempo di corona-virus

Al momento di scrivere questo articolo, siamo alla fine dei primi 10 giorni senza scuola, alla fine della prima settimana di isolamento completo.
Naturalmente cerchiamo di non pensare al fatto che mancano ancora intere settimane alla fine di questo incubo, di cui siamo appena all’inizio.
Il numero dei contagiati sta drammaticamente aumentando e ahimè, anche le vittime.
Ma noi cerchiamo di rimanere ottimisti, al momento siamo ancora nella fase d’entusiasmo casalingo. Nella fase del ‘Che bello stiamo a casa da scuola!’
Non so come siano organizzate le altre famiglie, ma la nostra ha pian piano creato una propria routine. La mattina ci si alza quando ci pare e regola numero uno non si deve rompere a chi sta ancora dormendo… comunque massimo alle 9,30 abbiamo sempre fatto colazione…
E poi compiti.
Ah che bello il momento dei compiti, dove i bambini che a scuola sono acclamati come i più bravi e i più intelligenti, quando sono in casa chiedono aiuto anche per fare due più due… e poi ‘Mamma! Non ho capito cosa devo fare!’ ‘Mamma! Ma in che senso devo fare la somma dei numeri?’ ‘Mamma, ma cosa devo fare qui dove c’è scritto che devo leggere tutta la storia?’
E avanti così con il ‘Mamma’ in loop sempre più urlato…
Il figlio più grande? Haaa, Il maggiore si arrangia, fa tutto da solo, peccato che si accorga due giorni dopo del compito che doveva mandare alla prof, o al libro che deve ancora iniziare a leggere…
Insomma tanti bellissimi e amorevoli momenti di condivisione e unità familiare.
L’unica nostra fortuna è avere un cortile, che in questi giorni di sole stiamo sfruttando alla grande. Peccato per quei poveri bambini che ci guardano dal bancone con la lacrimuccia che scende…, cosa possiamo farci noi?
La cosa più bella è la comunicazione dai balconi: esce uno per chiedere una cosa, appena sente la possibilità di comunicare con qualcuno esce anche l’altro per poter intervenire, anche se nel discorso non c’entra nulla, anche la tipa che si fa sempre gli affari suoi esci alla finestra per poter dire la propria…
Vorrei poter dire che questo virus malefico ha trasformato le nostre abitudini, ci ha fatto riscoprire la bellezza dello stare in famiglia e dello stare in casa, ma dai, lo sappiamo che lo diciamo solo per riuscire a sopravvivere…
Non so come ne usciremo da questo periodo buio, non so nemmeno quando, ma una cosa la posso dire con certezza. È una lunga Quaresima: un periodo di sacrificio, un cammino comune di sofferenza. Per noi credenti è impossibile non vederlo! Stiamo camminando insieme, chi restando a casa, chi lavorando ininterrottamente negli ospedali, per arrivare alla Pasqua, quest’anno credo più vera e reale che mai, quando potremo finalmente stringerci le mani e abbracciarci facendoci gli auguri.
Giovanni

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