Segni di speranza nelle nostre Parrocchie

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa (MT 16, 18)

Già questa premessa potrebbe bastare per alimentare la nostra speranza, perché non solo ci ricorda che il male non può avere la meglio (e nel periodo che stiamo vivendo non è poca cosa) ma anche e soprattutto perché ci fa capire che il Signore ha voluto includere ognuno di noi nel suo grande progetto di salvezza. Sappiamo bene che la Chiesa va ben oltre il semplice edificio, ma se per un attimo la consideriamo in questo modo possiamo comprendere che la pietra di cui parla Gesù è ognuno di noi. Ognuno di noi forma un mattoncino della grande Chiesa di Dio. Con i suoi difetti, le sue fragilità, i suoi molti dubbi, ma è importante affinché tutto l’edificio possa stare in piedi. Il Signore, pertanto, ha voluto dare vita alla sua Chiesa fidandosi di noi senza escludere nessuno.

Madonna Pace - Campotrentino
Madonna Pace – Campotrentino

Non ci basta? Allora entriamo nelle nostre chiese e proviamo a guardarci intorno. Quali e quanti segni di speranza possiamo scorgere? Apparentemente non ce ne rendiamo conto e ci sembra una domanda difficile (anche io quando don Mauro mi ha proposto questo tema sono rimasta un attimo perplessa), ma in realtà è molto più semplice di quanto pensiamo. Infatti, possiamo tranquillamente affermare che tutto quello che vediamo e troviamo intorno a noi all’interno (e non solo) delle nostre Parrocchie è un segno di speranza che deve farci sorridere. Che si tratti di un oggetto o di una parte della struttura architettonica, di un paramento o di un libro, si tratta in fin dei conti di una vera e propria catechesi che dobbiamo solo leggere.
In questa sede non è possibile analizzarli tutti, ma proviamo a vedere e capire alcuni di questi segni.

Porta laterale del Duomo di Trento
Porta della chiesa di S. Apollinare di Trento

Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo (GV 10, 9).

Ogni volta che entriamo in chiesa attraversando il portale compiamo un passo dal grande valore simbolico; passiamo dal Profano al Sacro, dal Male al Bene (una simbologia profonda rappresentata anche dai decori sui portali stessi). Ma più semplicemente, per ognuno di noi rappresenta la speranza di trovare un po’ di conforto alle nostre preoccupazioni, ai nostri malesseri fisici o morali. Nel Vangelo di Matteo ci viene ricordato che per pregare potremmo anche solo attraversare la porta della nostra camera e chiuderla. Eppure non ci sembra abbastanza, sentiamo il bisogno di andare a pregare in Chiesa perché “solo” così ci sembra di entrare veramente nella dimensione più profonda e spirituale dell’incontro con Cristo e ci sentiamo subito meglio.
Una volta entrati, percorriamo la navata centrale (segno del nostro cammino verso Dio) e il nostro sguardo viene diretto verso il presbiterio dove, oltre all’altare, troviamo un altro segno di speranza: l’ambone, ovvero il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio.

Ambone della chiesa di Cristo Re
Ambone della chiesa di Cristo Re

Lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 119,105).
Vi sarà successo (a me sì!) che ascoltando le Letture del giorno vi sembrasse che si adattassero perfettamente al vostro stato d’animo di quel momento, quasi che il Signore si stesse rivolgendo a voi, come se vi volesse dire che sapeva quello che stavate passando, che vi era vicino, che non c’era niente di cui preoccuparsi. Ogni volta che ascolto la Parola ho la speranza che il Signore si rivolga ancora a me, che mi faccia capire cosa devo fare, come devo vivere la mia vita cristiana. Ma in fondo, anche se non sempre me ne rendo conto, è proprio così. Il Signore mi parla, mi sostiene e mi incoraggia ad andare avanti.

Fonte e Cero pasquale
Fonte e Cero pasquale

Anche se il tempo liturgico non è quello corretto, un altro segno di speranza è senza dubbio il cero pasquale.

Io sono la luce del mondo. Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (Giovanni 8,12)
Il cero, così come le candele che ci piace tanto accendere, rappresentano la vera Luce che squarcia le tenebre, la Vita che vince la morte. Ma per noi, molto più semplicemente, sono la speranza di essere illuminati nel nostro cammino, nelle decisioni che dobbiamo prendere. Perché abbiamo tutti paura di restare al buio e quel cero, quella candela sono la speranza che questo non avverrà mai. Nemmeno adesso.

Tabernacolo
Tabernacolo. “Come la cerva anela l’acqua”.

Per concludere questo nostro breve viaggio nella speranza, non possiamo non parlare del segno per eccellenza, la base della nostra stessa fede. Sto parlando del Tabernacolo, ovvero il luogo dove è conservato il Corpo di Cristo.

Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. (MT 26, 26)

Con questo segno ci possiamo ricollegare al discorso introduttivo, perché la Chiesa stessa è il corpo di Cristo e noi siamo le sue membra.
E se c’è una cosa che dovremmo aver imparato in questo periodo è che nessuno può salvarsi da solo, siamo tutti collegati gli uni agli altri e Cristo è il nostro collante.
Alimentarci del Corpo di Cristo è per noi speranza di far parte con Lui della vita eterna ma anche, più a breve termine, la speranza di essere parte di una comunità in cammino, in continua ricerca, che si aiuta e si sostiene soprattutto nei momenti difficili.
Lo stesso Papa Francesco, nel 2017, ha intitolato un suo libro “La speranza cristiana” e affermava che “Per un cristiano, la speranza è Gesù in persona, è la sua forza di liberare e rifare nuova ogni vita”.
Guardando a tutti questi segni di speranza e alle parole del Papa, mi viene da dire che sì, dobbiamo proprio essere positivi!!!
Mi rendo conto che il termine in questo momento fa storcere il naso ma credo di poter affermare tranquillamente che è questa la positività da cui vogliamo essere tutti contagiati.
Mi riferisco alla vera Speranza, all’Amore di Dio che ci avvolge e ci circonda e che ancora una volta ci dona Suo Figlio. E allora guardiamo al Bambino che sta per nascere come al più grande segno di speranza che possiamo trovare all’interno delle nostre Parrocchie.
Una certezza più che una speranza. Dobbiamo solo aprire il nostro cuore (e i nostri occhi) per rendercene conto e allora non avremo più paura di una mascherina, di un lockdown o di un distanziamento sociale perché saremo in grado di sentire realmente (e non virtualmente) il grande abbraccio del Padre.
Buon Natale di Speranza a tutti

Marina

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